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POLITICA
21/01/2012 8.10.57

Il carcere di Modena è ormai al collasso

Intervento del Pd durante il Forum di Sicurezza

Mo24 - politica - il carcere di modena è ormai al collasso intervento del pd durante il forum di sicurezza
Durante il Forum di Sicurezza il Pd ha voluto trattare in primo luogo la situazione del carcere di Modena. L'appello è stato quello di chiedere il nuovo padiglione del carcere Sant’Anna, ma solo per migliorare la sistemazione dei detenuti già presenti a Modena, e non per ospitarne altri. Questa l'attuale situazione dell'Istituto Penitenziario di Modena: i detenuti sono quasi il doppio rispetto alla capienza prevista (411 contro 220), due su tre sono stranieri e circa la metà è in attesa di giudizio.

Ma non è questo l'unico problema, per quanto riguarda l’organico di polizia penitenziaria, mancano 51 agenti rispetto al numero previsto e la metà dei mezzi di servizio è fuori uso.

Per il segretario comunale del Pd, Giuseppe Boschini , la situazione è un inferno, al punto che all’interno della struttura, per Boschini, anche le guardie finiscono per scontare la pena: basti pensare al numero dei suicidi degli agenti. Ma la situazione di criticità non è soltanto relativa al Carcere di Sant’Anna, ci sono anche la casa di recupero di Castelfranco Emilia (mai compiutamente messa in funzione coi suoi percorsi di recupero dedicati per lo più ai tossicodipendenti), e la casa di lavoro di Saliceta San Giuliano, dove si sconta il cosiddetto «ergastolo bianco», cioè la prosecuzione della detenzione anche dopo la fine della pena, per difficoltà di reinserimento nella società.

Entrambe le strutture hanno una dotazione di organico insufficiente (rispettivamente -17% e -29%). Secondo quanto viene segnalato dal Pd modenese, la priorità riguarda l'utilizzazione del nuovo padiglione del carcere Sant’Anna, che è pronto ad accogliere 150 detenuti, per accogliere quelli già presenti e migliorare le loro condizioni di vita.

L’altra condizione, però, è aumentare il numero degli agenti.

Boschini e Davide Baruffi segnalano: “Gli ultimi dati vedono la presenza di 411 detenuti rispetto ai 220 originariamente previsti in gran parte si tratta di stranieri (68%)».

Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, secondo i dati forniti dai sindacati di polizia penitenziaria, l’ultima vettura acquistata risale al 2005, mentre la più vecchia è stata immatricolata nel 1994.

Ma su 13 mezzi in dotazione, ben sette sono classificati come «fuori uso» o «guasti»”. Baruffi aggiunge: “Tutto questo è stato il frutto di problemi che per anni sono stati accumulati e che ora gestire è difficile.

E tutto questo riguarda anche Modena dove i pochi rinforzi di agenti e la situazione di affollamento pesa tantissimo.

I modenesi devono capire e sapere che la sicurezza del carcere significa anche sicurezza per la nostra città e che un passo in più va fatto sul fronte della giustizia, troppo lenta rispetto alle carcerazioni: oggi il 48 per cento è in carcere ma in attesa di giudizio”. A tutto questo si aggiunge una lettera denuncia firmati dagli internati della Casa Lavoro Saliceta San Giuliano. Si definiscono come i "Miserabili dimenticati".

Foto: Davide Baruffi
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Nelle tre pagine scritte a macchina, gli internati parlano di "sgomento e preoccupazione per gli ultimi risvolti politici in tema di materie penitenziarie", temendo di essere "confinati nel limbo del dimenticatoio: "Per noi - si legge nella missiva - è già di difficile comprensione accettare il principio che regola la materia penale della casa lavoro: essere privati della libertà solo in funzione di una prognostica ipotesi di reiterazione di reato.

Pochi lo sanno, ma è la sola ragione che ci tiene rinchiusi qua dentro.

Gli internati sono ex detenuti tutt'ora detenuti dopo aver espiato per intero la pena detentiva".

È l'anomalia del cosiddetto ergastolo bianco: soggetti giudicati socialmente pericolosi vengono sottoposti a misura detentiva anche dopo avere scontato la pena.

"Sarebbe come se, dopo avere pagato il salumiere per quanto acquistato, qualcuno ti costringesse a pagare nuovamente". I firmatari dell'appello parlano poi di "manifesta violazione dei principi delle libertà individuali, con la beffa che si aggiunge al danno.

Appare evidente che se si priva un individuo della sua libertà con il fine preciso di volerlo recuperare ai fini socio-lavorativi, occorre anche fornire gli strumenti idonei affinché si possano trarre elementi oggettivi volti alla concreta valutazione della persona.

"Dove sono queste strutture - chiedono gli internati - questi corsi formativi, questo lavoro? Dove li avete dimenticati? Pretendete forse da noi di cercarli nell'oziosità delle nostre giornate?". Gli internati di Saliceta San Giuliano fanno riferimento poi all'articolo 27 della Costituzione, in cui si specifica che "la pena non deve essere afflittiva bensì tendere alla rieducazione del reo.

È chiaro quindi - sostengono - che solo innanzi a una violazione penale è prevista nel nostro ordinamento la privazione della libertà, non certo per una mera ipotesi di commissione di reato.

I grandi giuristi che hanno redatto il Codice Penale sono poi concordi nel sostenere che la privazione della libertà debba avvenire solo in flagranza di reato e che l'extrema ratio del carcere debba essere applicata solo in mancanza di possibili pene alternative.

Se la casa lavoro è applicabile a chi ha commesso nei dieci anni precedenti tre reati simili, non riusciamo a spiegarci come sia possibile che su una cifra di circa 70mila detenuti siano tutt'ora pendenti da alcune magistrature di sorveglianza circa 3mila internati".

"Riteniamo che sia vergognoso per le istituzioni italiane - conclude la lettera - costringerci a scrivere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo affinché venga rivista una materia palesemente in contrasto con i principi delle libertà individuali.

I diritti dei deboli non sono diritti deboli".

  
Foto: Giuseppe Boschini
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